Il ciclista triestino ha mancato per soli 14 minuti il tempo limite al primo punto di controllo. Si ferma la gara, ma non il progetto nato per sostenere i bambini del Burlo
«Amici miei, vi giuro, ho dato l’anima. Ho perso il CP1 per 14 minuti. Mi spiace. Ma è troppo dura».
Con queste parole Fabio Moro ha comunicato la conclusione della sua avventura alla Silk Road Mountain Race 2026, l’estrema gara di bikepacking attraverso le montagne del Kirghizistan che aveva scelto di affrontare con un obiettivo speciale: sostenere la Fondazione Burlo Garofolo e raccogliere fondi per i bambini del Burlo.
Fabio ha mancato per appena 14 minuti il tempo limite previsto al CP1, il primo dei punti di controllo – i cosiddetti “cancelli” – nei quali i partecipanti devono transitare entro l’orario stabilito per poter proseguire ufficialmente la gara.
Si conclude così una prova durissima, affrontata da Fabio dando tutto quello che aveva, chilometro dopo chilometro. La Silk Road Mountain Race prevede oltre 2.000 chilometri e circa 35.000 metri di dislivello positivo, lungo un percorso in gran parte sterrato che attraversa alcuni dei territori più remoti del Kirghizistan, con lunghi tratti ad alta quota.
Fin dai primi giorni Fabio ci ha fatto vivere la gara insieme a lui, condividendo non soltanto i paesaggi e i chilometri percorsi, ma anche la fatica e le difficoltà di un’esperienza che lo ha portato a confrontarsi con i propri limiti.
«Sono devastato dalla fatica. Non riesco a gestire le forze dopo i 2.500 metri, non so perché, ma è così», ci aveva raccontato. Poi l’arrivo dei passaggi più impegnativi: «Oggi primo passo a 2.600 e il secondo a 3.200. Sono distrutto».
Fino alle ultime ore prima del CP1, quando la fatica era diventata estrema: «Sono al limite. Tremo dalla fatica. Non riesco neppure a mangiare».
Eppure Fabio ha continuato a pedalare. Fino a quel punto di controllo raggiunto appena 14 minuti oltre il tempo massimo, dopo aver dato, come ha scritto lui stesso, «l’anima».
La sua Silk Road Mountain Race termina qui, ma non si ferma il significato con cui aveva deciso di affrontarla. Prima della partenza Fabio aveva scelto infatti di associare la propria impresa a una raccolta fondi per la Fondazione Burlo Garofolo, con una promessa semplice: «Ogni pedalata, ogni goccia di sudore sarà per i bambini del Burlo, che vogliamo aiutare. Io corro per il Burlo, e voi?».
Di pedalate, fatica e gocce di sudore ce ne sono state tantissime. E per questo oggi dalla Fondazione Burlo Garofolo vogliamo dire soprattutto una cosa a Fabio: siamo orgogliosi di te.
Orgogliosi per averci portato con te sulle montagne del Kirghizistan, per aver trasformato una sfida personale in un’occasione di solidarietà e per aver continuato a pedalare anche quando ogni metro diventava difficile.
Perché non raggiungere un traguardo non significa essere sconfitti. I bambini ce lo insegnano ogni giorno: si cade, ci si rialza e si torna a provare. È lì che si misurano la forza, la determinazione e il coraggio di continuare a credere in ciò che si è iniziato.
E il sogno di Fabio non finisce qui. Oggi quelle cime le guarda da fermo, dopo aver dato tutto quello che aveva. Ma siamo certi che tornerà a guardarle dalla sua bicicletta, una dopo l’altra, continuando quel viaggio che questa Silk Road Mountain Race ha soltanto iniziato.
Il progetto non si ferma. La voglia di riprovarci nemmeno.
Grazie Fabio. Questa volta il traguardo è rimasto più avanti, ma noi saremo ancora al tuo fianco quando tornerai a inseguirlo.


